Congresso nazionale forense 13-16 novembre 2008

Data Pubblicazione 7/11/2008

Articolo tratto da: Diritto e Giustizia

C'era una volta in Italia. C'era una volta un'avvocatura dall'antico prestigio, fin dall'età dell'oro del diritto romano. Oggi la categoria ripensa al suo ruolo sociale, al punto da porre la questione al centro del ventinovesimo congresso nazionale forense che si terrà a Bologna da giovedì 13 a domenica 16 novembre. Sono attesi nel capoluogo emiliano 1.054 delegati in rappresentanza di 152 Consigli territoriali dell’Ordine: «L'adesione è consistente - commenta soddisfatto il segretario generale del congresso Marco Callegaro - e le mozioni politiche che saranno votate rappresenteranno le linee di lavoro della classe forense per i prossimi due anni». Senza dimenticare l'elezione dei 77 componenti dell'assemblea dell'Organismo unitario dell'avvocatura per il biennio 2008-2010. Ma soprattutto: la discussione delle questioni più scottanti per la professione: dalla riforma dei processi civili alle conciliazioni stragiudiziali (Adr), dal ruolo dei giudici di pace al nuovo sistema pensionistico (passando per il rapporto con l'informazione e la politica). Su tutto aleggia lo spettro della riforma della legge professionale. Venerdì 14 novembre, poi, arriva il Guardasigilli Angelino Alfano (e la sera c'è il concerto di Ennio Morricone, il premio Oscar 2007 che negli States si rivelò con le colonne sonore dei film di Sergio Leone). Su la testa. Come ogni congresso che si rispetti si parte dai grandi valori per arrivare poi a questioni più terrene. E nel titolo riecheggiano le parole “garanzia” e “utopia”. Allora viene da chiedersi: allo stato dell'arte, in Italia, la Giustizia è un'utopia da inseguire, un sogno da realizzare oppure incubo cui di cui liberarsi? «Al momento un po' tutte e tre le cose», risponde il presidente dell'Oua Michelina Grillo, avvocato del Foro di Bologna, che dunque al congresso giocherà in casa («Almeno territorialmente», sorride). «Lo stato attuale della Giustizia - riflette - rappresenta senza ombra di dubbio un incubo da cui uscire: un sistema efficiente e competitivo in grado di dare risposte rapide alle esigenze dei cittadini e delle imprese è sicuramente un sogno da realizzare. L'utopia - aggiunge - è quella di un sistema perfetto, che probabilmente non si raggiungerà mai, che però deve rappresentare il modello ideale al quale fare riferimento per cercare di realizzare quanto meno il sogno». Giudice terzo. I sogni, tuttavia, muoiono all'alba e il brusco risveglio di questi giorni ha le fattezze del futuro procedimento disciplinare degli avvocati, un nodo che sta creando più di una divisione. C'è chi punta ancora su una giurisdizione interna degli Ordini e chi punta sul giudice terzo, cioè che non sia un componente dell'Ordine cui appartiene l'incolpato. «Noi siamo per la terzietà», sintetizza il presidente dell'Unione delle Camere civili Salvatore Grimaudo (le relazioni dei rappresentanti delle associazioni forensi sono previste nella cerimonia inaugurale). E l'Oua? «Il discorso è leggermente più ampio», frena Grillo. E qui scatta il richiamo alla deontologia e al ruolo sociale della categoria. «La professione - osserva - si è allargata e diversificata e, vuoi per l'aumento numerico vuoi per un'altra serie di fattori, ha perso nel corso del tempo quella credibilità e quel ruolo sociale che l'avvocatura aveva sempre avuto nel corso dei secoli, perché, come tutti quei corpi intermedi che in qualche modo si autodeterminavano, garantiva alla società un rispetto rigoroso delle regole etiche». Dunque? «Crediamo - aggiunge - che proprio intorno alla riscoperta di un fortissimo nucleo etico e deontologico si possa ritrovare il minimo comun denominatore: quel nucleo comune a tutti all'avvocatura in qualunque forma organizzata e specializzata. E attraverso questo forte nucleo di etica si può riconquistare quella credibilità nei confronti della società civile». Senz'altro. Ma il punto resta la giurisdizione: o dentro o fuori dal consiglio dell'Ordine di appartenenza dell'avvocato incolpato? «Il processo disciplinare - riprende il presidente dell'Oua - diventa un punto fondamentale per seguire questo percorso. La terzietà del giudice diventa importante. Visto che chiediamo la terzietà del giudice nel processo, essa diventa importante anche nel nostro procedimento disciplinare. Senza però trasportare il processo disciplinare fuori dalla categoria: è sufficiente che i procedimenti siano celebrati da soggetti diversi da quelli che poi sono in rapporto di elettorato con gli appartenenti agli Albi». E la soluzione è: «Distinguere la fase istruttoria da quella giudicante, attribuendo a questi due momenti il maggior grado di terzietà possibile», spiega. Alternative in campo. Due le ipotesi sul tappeto. La prima: una commissione costituita interamente a livello distrettuale e che si articola in sezioni: alcune si occupano della fase istruttoria e altre del giudizio, ovviamente non composte dagli stessi soggetti. Data la natura distrettuale, dell'organismo farebbero parte anche professionisti iscritti allo stesso consiglio dell'Ordine dell'incolpato, seppure in parte minoritaria. La seconda ipotesi («che pure - secondo Grillo - ha dei requisiti di serietà e di attendibilità»): la fase istruttoria affidata a questa commissione distrettuale, con il giudizio che rimane al Consiglio dell'ordine di appartenenza: «E non solo perché la funzione disciplinare è tipica degli Ordini - rileva il presidente dell'Oua - ma anche perché, secondo chi sostiene questa opzione, c'è una conoscenza più approfondita dell'incolpato, di tutta la sua vita professionale e della realtà territoriale nella quale il soggetto opera». Attenzione, però: i consigli dell'Ordine più potenti non sono affatto d'accordo. Per Grillo si tratta di resistenze che «partono da ragioni sicuramente nobili». E non è d'accordo con chi parla di giurisdizione “domestica” (che, in effetti, sa di panni sporchi lavati in famiglia): «È un termine ambiguo, preferisco parlare di giurisdizione “interna”, che anzi deve essere una delle cartine di tornasole serietà per i clienti». E la specializzazione della categoria? «La vogliamo fortemente, e certificata». «Noi siamo per una specializzazione ancora più profonda rispetto al binomio penale civile», aggiunge Grimaudo. Generazioni a confronto. Non finisce qui: il congresso dedicherà una sessione ad hoc alla riforma del sistema previdenziale forense. Le novità in tema di trattamento previdenziale degli avvocati nelle scorse settimane hanno messo a rumore alcuni settori della categoria. I giovani dell'Aiga protestano: secondo loro il conto dei colleghi più anziani che sono vicini al meritato riposo ricadrebbe del tutto sulle spalle delle nuove leve. Che cosa ne dice il presidente della Cassa forense? «Che non è assolutamente vero - risponde Paolo Rosa -. L'equità è garantita, sono state scelte misure che assicurano la stabilità di lungo periodo». Ancora: dopo la crisi finanziaria arrivata dagli Stati Uniti in alcuni ambienti professionali si sono rilevati timori sulla stabilità delle relative casse di previdenza. Per gli avvocati c'è qualche motivo di preoccupazione? «Nessun timore: siamo investitori prudenti di medio-lungo periodo: possiamo aspettare». E la bufera prima o poi passerà. Giurisdizione a pezzi. Altro giro, altra corsa. Uno dei workshop tematici riguarda il ruolo della magistratura onoraria (848 le sedi sul territorio nazionale). Si torna a parlare di ampliamento delle competenze dei giudici di pace. È auspicabile secondo gli avvocati? «Sarebbe un pericolo, noi ci siamo opposti tenacemente - taglia corto il presidente delle Camere civili Grimaudo -. I magistrati onorari dovrebbero essere coordinati da un magistrato ordinario oppure da un ex togato in pensione». Meno netta Grillo: «Serve un progetto di riforma organico, non interventi spot. Il giudice di pace non può essere la valvola di sfogo della giustizia ordinaria. Bisogna rivisitare queste figura in termini di formazione, controlli e professionalità, prima di assegnarle altre “fette” di amministrazione della giustizia: la quota del contenzioso gestito è già rilevante». La Babele dei riti. A proposito del rapporto con la politica. Fa discutere da tempo la riforma del processo civile in arrivo: sul banco degli imputati c'è la testimonianza scritta. Ma è praticabile o no? Grillo confessa «una naturale avversione» per quest'idea, almeno «nei modi in cui sembra tratteggiata nel recente intervento». Come mai? «Intanto - osserva - perché la testimonianza scritta non si forma nel contraddittorio fra le parti, che invece è un principio cardine del processo civile e del Giusto processo. E tra l'altro ha dato pessima prova di sé nelle vertenze inerenti gli incidenti stradali. In più occasioni si è riscontrato che queste dichiarazioni fossero formate in modo compiacente». Grimaudo, dal canto suo, se la prende con la proliferazione dei riti: «L'eccessiva frammentazione dei modelli processuali che caratterizza il nostro sistema civile - punta il dito il presidente - è una delle principali cause della crisi». Altri dubbi sorgono attorno al filtro per i ricorsi in Cassazione. E, certo, al congresso si discuterà di processo civile telematico (è fra l'altro atteso Sergio Brescia, che siede a capo della direzione generale Sistemi informativi automatizzati del ministero della Giustizia). “Lenzuolate” archiviate. Ancora: si parla, ormai da tempo, di misure pro Adr e contro le liti temerarie. «Non possono che essere viste con favore: la paralisi della giustizia civile - sostiene Grillo - danneggia anche noi. Per noi ciò che conta è la soddisfazione del cliente, che è l'unica cosa che “paga”». Ma attenzione: «Le definizioni alternative delle controversie non tengono in adeguato conto il ruolo della difesa, che invece è un principio fondamentale dello stato di diritto. La tendenza a emarginare il difensore è preoccupante». Stavolta è più cauto il presidente delle Camere civili: «Sulle conciliazioni stragiudiziali siamo un po' spaccati - racconta Grimaudo -. C'è un “partito” delle Adr, c'è chi sostiene che possano essere un'importante risorsa di lavoro per gli avvocati, ma la verità è che non ci sono colleghi che le trattano intensamente. E comunque vanno molto più al Nord che al Sud». Mentre ci si prepara a vivisezionare le novità che arrivano dal Governo in carica, però, non s'è ancora spenta l'eco delle disposizioni introdotte da quello precedente. E allora: le “lenzuolate” dell'ex ministro Pier Luigi Bersani volevano portare una ventata di aria fresca e di liberalismo in ambienti talvolta un po' polverosi, almeno stando a quanto dice l'Antitrust che in un'indagine conoscitiva sulle professioni ha descritto «una realtà non confortante, caratterizzata dalla diffusa permanenza di una sostanziale impermeabilità dei codici deontologici alle esigenze di modernizzazione». Oggi, a mente fredda, si può dare sulle “lenzuolate” un giudizio più equilibrato: sono davvero da respingere in blocco? «Bocciate senza appello per tanti profili, sia normativamente sia nei fatti», è il pollice verso di Michelina Grillo. Ma non sarà allora che ha ragione il Garante, che alcuni avvocati temono la concorrenza? «Come potremmo averne paura proprio noi che siamo arrivati a oltre duecentomila iscritti all'Ordine…», ironizza Grimaudo. Il bello è che, secondo Bankitalia, nel nostro Paese esiste un nesso causale positivo fra l'elevato numero di avvocati in rapporto alla popolazione e il tasso di litigiosità, che risulta significativamente più alto di quello osservato nei principali Stati europei (cfr. la Relazione annuale 2007 del Governatore della Banca d' Italia nell'arretrato del 7 giugno 2008). «Lo spirito di liberalizzazione è importante perché siamo nel mercato - conferma il presidente della Cassa forense Paolo Rosa -. Ma abbiamo bisogno di un sistema tariffario con minimi e massimi: non dimentichiamo che ci sono state due sentenze della Corte di giustizia europea in merito». Per qualche dollaro in meno. Già, c'è la questione dei minimi tariffari. Le “lenzuolate” di Bersani «hanno giovato solo a banche e assicurazioni», attacca Grimaudo. «Hanno aiutato - precisa Grillo - le grandi imprese a imporre tariffe fuori da ogni logica di mercato soprattutto ai clienti più giovani determinando fenomeni di proletarizzazione intellettuale. Pensiamo ad esempio alle banche che passavano un tot di recupero crediti a un professionista alle prime armi». L'effetto, lascia intendere, è stato o bere o affogare. Eppure non si ricordano moltissimi casi di segnalazioni contro chi scendeva sotto i paletti fissati dalle tariffe: «A me risulta che i minimi venissero rispettati», replica Grillo. «L'argine dei minimi garantiva un minimo di professionalità», conferma il leader delle Camere civili. E poi la pubblicità: «Le nuove norme - è l'accusa del presidente dell'Oua - hanno introdotto la possibilità di una pubblicità indiscriminata che gli avvocati hanno deciso di non fare grazie al loro senso di responsabilità». Magistrato di prossimità. Va sciolto, infine, il nodo delle sedi giudiziarie minori, che il Libro verde sulla spesa pubblica ritiene inutili, caldeggiandone la soppressione. Possibilista Grimaudo: «Ve ne sono alcune che distano pochi chilometri dalla città capoluogo, su queste se ne può parlare». Un momento: «Il discorso merita più attenzione - si smarca Grillo -. Studi molto autorevoli attestano che i tribunali medio-piccoli sono più efficienti: lo sono sicuramente più di quelli molto grandi, ad esempio. La giustizia di prossimità è un valore importante, specialmente in zone del nostro Paese caratterizzate da criminalità diffusa rappresentano comunque un presidio di legalità». Genova per noi. I lavori bolognesi si chiuderanno con la proclamazione dei componenti l'assemblea dell'Oua per il biennio 2008-2010 cui toccherà in seguito eleggere il presidente dell'Organismo unitario. Michelina Grillo è giunta al termine del secondo mandato e lo statuto, almeno al momento, non ne consente altri. Al termine del congresso sarà indicata la prossima sede delle Assise: prende quota una candidatura di Genova, che, fra l'altro, è la città del presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa. (d.f.)