riforma delle professioni

Data Pubblicazione 20/10/2008
Articolo tratto da: Italia Oggi

Dottori commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro e notai sono al lavoro sui compensi di riferimento. E le professioni tecniche attivano i controlli per concorrenza sleale lun. 20 - Proibito usare il termine tariffe minime, quelle, si sa, sono state abrogate con un tratto di penna «indigesto», da Bersani, nel 2006. Magari è meglio riferirsi ai parametri, per le parcelle dei professionisti, parlando di tariffe di riferimento, o qualità della prestazione. È anche sui termini che, infatti, si gioca la nuova partita di commercialisti, avvocati, notai, consulenti del lavoro, ingegneri, architetti, cui stanno strette le attuali tariffe professionali. L'abrogazione dei minimi tariffari, introdotta dal decreto Bersani, nel 2006, è rimasta indigesta agli ordini professionali e ha creato non pochi grattacapi. In particolare per le professioni tecniche che lavorano con le pubbliche amministrazioni, nel campo degli appalti pubblici. A detta di architetti, ingegneri e periti la contrattazione si è trasformata in una giungla, con ribassi anche dell'80%. Ma non se la passano meglio gli avvocati che hanno visto raddoppiare, ad esempio a Milano, le contestazioni dei clienti sulla base degli onorari presentati dai professionisti. E allora ecco mettere a punto progetti di modifica del tariffario, cogliendo l'opportunità offerta dall'allargamento delle competenze, o dalla riforma delle professioni, o dall'esigenza di far combaciare prezzo a prestazione di qualità. La corsa al restyling, insomma, è entrata nel vivo, con soluzioni molto diverse, a seconda dell'ordine professionale. Innanzitutto, vietato parlare di tariffe minime, si lavora sulle tariffe di riferimento, valori da cui il professionista non dovrebbe prescindere per fornire una prestazione che sia di qualità. La tariffa di riferimento poi potrà essere modulata tenendo conto di situazioni territoriali, allargamento di competenze e qualità della prestazione di riferimento. I lavori sono in stato avanzato per i dottori commercialisti, che hanno illustrato il progetto di revisione al gruppo di lavoro del ministero della giustizia lo scorso 9 ottobre. I dottori commercialisti hanno, come si suol dire, fatto staffetta con il consiglio nazionale forense, che, sempre quel giorno, ha illustrato il suo progetto di riforma. Lavori all'inizio, invece, per notai e consulenti del lavoro. I primi avvieranno, dopo anni di riflessioni e discussioni, un primo monitoraggio sul costo di mantenimento dello studio notarile e, dopo questa ricognizione, si metteranno al lavoro per il nuovo tariffario, che avrà delle voci speciali per delle categorie particolari come gli anziani o le giovani coppie. Infine, i consulenti del lavoro, che stanno iniziando a metter mano alla riforma che avrà una forte impronta territoriale. Dottori commercialisti. L'occasione è stata l'unificazione degli albi di dottori commercialisti e ragionieri. Una nuova professione uguale a una nuova tariffa, che registri anche l'allargamento di competenze degli ultimi anni. E così, il 9 ottobre, i dottori commercialisti hanno risposto al fuoco di domande che, il gruppo di lavoro istituito al ministero della giustizia, ha riservato al progetto di riforma del tariffario. «Abbiamo illustrato punto per punto la nuova tariffa spiegando» racconta a ItaliaOggi Sette Massimo Mellacina, «che interveniamo nel corpo della tariffa in vigore nel modo meno invasivo possibile, ma tenendo conto delle nuove competenze di questi ultimi anni». E così le new entry sono l'ordinamento professionale, la riforma del diritto societario, le novità della materia tributaria, la riforma del diritto fallimentare e il decreto Bersani. Nel progetto è stata mantenuta l'indicazione degli onorari minimi di riferimento, e nei casi in cui non c'è stato riferimento alla tariffa attuale sono stati indicati onorari a titolo di proposta e ipotesi di lavoro. Dagli ordini locali arriva la segnalazione di salvaguardare la qualità della prestazione: « I minimi tariffari sono stati abrogati ma si deve tenere conto del giusto compenso» osserva Luigi Martino, presidente dei dottori commercialisti di Milano, «e salvaguardare la qualità della prestazione come obbligo deontologico». Nel supermarket dei servizi, insomma, c'è il rischio che quello che si risparmia oggi sarà dovuto domani con gli interessi, per una prestazione «che non tiene più conto degli aspetti umani, psicologici e personali che una standardizzazione non concede» conclude Marino. Avvocati. Bocche cucite dal consiglio nazionale forense sullo stato della revisione delle tariffe. Il progetto è in itinere, nell'ottica della trasparenza e della chiarezza e, a questo proposito, fanno sapere dal consiglio, il gruppo tecnico è al lavoro. Un lavoro che, secondo quanto risulta a ItaliaOggi Sette, porterebbe all'introduzione di una sorta di premio, benefit, per il professionista che riduce i tempi di durata del processo, o che attua le soluzioni alternative alle controversie, come la conciliazione. Anche se l'obiettivo è quello di eliminare il patto quota lite, introdotto dal decreto Bersani, che provoca malumori tra gli avvocati, Sul sito dell'ordine di Milano, sono stati resi disponibili dei fac-simile di accordo, ma non hanno riscosso molto successo. Quello che ha subito un'impennata è stata la segnalazione all'ordine delle contestazioni sulle tariffe. «Alcune pubblicità di avvocati promettono al cliente una prestazione a un prezzo molto basso», racconta Paolo Giuggioli, presidente dell'ordine degli avvocati di Milano, «poiché non ci si può accordare su tutto, perché la causa può presentare degli imprevisti, o delle incognite, alla fine magari la parcella si gonfia e partono le contestazioni». Su Milano l'ordine attiverà controlli quando la pubblicità sembra accalappiare il cliente piuttosto che fornirgli una prestazione di qualità. «Ma come ordine abbiamo registrato circa duemila segnalazioni di clienti che contestano le tariffe degli avvocati» racconta Giuggioli. Per Maurizio Traverso, consigliere dell'Asla, «la tariffa forense è una buona guida ma molti dei nostri associati fanno dei range sugli orari e per gli studi che hanno clienti le società all'onorario alle volte si aggiunge una maggiorazione per i risultati raggiunti». Consulenti del lavoro. Un tariffario fermo al 1992 è il biglietto da visita dei consulenti del lavoro, che se non hanno problemi di mercato (fatta salva la concorrenza di grosse società che gestiscono le paghe e i contributi), hanno l'esigenza di rendere le proprie tariffe aggiornate e legate a un discorso di prestazione di qualità. Ecco perché sta prendendo forma un progetto di revisione della professione che terrà conto delle nuove competenze (certificazione dei contratti o arbitrati) e che darà spazio alle particolarità territoriali. «Con il ministro Alfano abbiamo discusso di quelli che saranno i percorsi della categoria e stiamo elaborando le nostre proposte che comprendono i percorsi d'accesso, la pratica, la formazione continua e anche la tariffa», conferma Marina Calderone, presidente del consiglio nazionale dei consulenti del lavoro. Notai. Prima il monitoraggio dei costi di gestione dello studio professionale, «una vera impresa che occupa circa 70 mila persona», dichiara Bruno Barzellotti, del consiglio nazionale del notariato». Dopo questa operazione, si lavorerà a un restyling che ha come obiettivo: maggiore trasparenza, maggiore semplificazione e una relativa flessibilità del compenso «in relazione a particolari categorie di clienti come le giovani coppie o gli anziani» anticipa Barzellotti. Ingegneri, architetti e periti. Un coro unanime dai professionisti «tecnici»: l'effetto dell'abrogazione delle tariffe minime ha portato a una giungla al ribasso gli appalti con la p.a., con ribassi del 70-80%. «Una deregulation che nuoce alla qualità della prestazione» commenta Romeo La Pietra, consigliere ingegneri, «confido che le tariffe minime siano ricostituite perché per le opere pubbliche i forti ribassi non garantiscono la qualità della prestazione». Sulla stessa linea degli ingegneri, gli architetti, «nella possibile rimodulazione delle tariffe, dovrebbe essere preso in riferimento la qualità del progetto e non solo l'elemento del prezzo», sostiene Massimo Gallione, vice presidente del consiglio nazionale architetti. E visto che non ci sono allo stato attuale delle modifiche in corso, i periti industriali si sono attrezzati. «Non era mai capitato, ma con la concorrenza così spietata stiamo conducendo verifiche a livello periferico per comportamenti scorretti sulla qualità del lavoro» annuncia Antonio Perra del consiglio nazionale dei periti industriali. Cristina Bartelli